Palermo intrappolato nel limbo del quarto posto: manca lo sprint

Pubblicato il 1 marzo 2026 alle ore 20:49

Abbiamo atteso qualche ora prima di commentare la sconfitta del Palermo maturata oggi pomeriggio a Pescara, per evitare giudizi troppo istintivi e scritti ancora sotto l’effetto di un’adrenalina negativa scaturita non solo dal risultato, ma più in generale da una prestazione deludente come quella vista allo stadio Adriatico.

Partiamo da una considerazione fondamentale. Il Pescara ha vinto con pieno merito: alla squadra abruzzese vanno fatti sinceri complimenti per il coraggio e la qualità mostrati durante i novanta minuti e più di gioco. Si tratta di una compagine che, nonostante l’ultimo posto in classifica, è in crescita evidente sia a livello di prestazioni sia di risultati, e può certamente ancora dire la sua nella corsa alla salvezza. Giorgio Gorgone, allenatore del Pescara, alla vigilia della sfida contro il Palermo aveva detto: «Abbiamo più bisogno noi di loro». Sembrava una provocazione, ma si è rivelata la pura realtà: se c’è stata una squadra che in campo ha cercato la vittoria più dell'altra, quella è stata proprio il Pescara.

Detto questo, riconosciuti i meriti dell’avversario, occorre concentrarsi sulle lacune del Palermo, che a Pescara ha fallito un cruciale esame di maturità, necessario per provare a uscire da quella dimensione da quarto posto in cui sembra confinato senza possibilità di redenzione.

Il campionato dei rosanero, in termini assoluti, resta di tutto rispetto: numerosi record battuti e un cammino finora tracciato che, in una stagione ordinaria di Serie B, basterebbe tranquillamente a occupare la vetta della classifica. Non però in questa edizione 2025/2026 del torneo cadetto, dove le tre squadre davanti al Palermo — Monza, Venezia (+6) e Frosinone (+3) — procedono a un ritmo forsennato che non concede pause a chi insegue.

Ciò che più duole della sconfitta di Pescara è l’approccio presuntuoso, quasi svogliato, con cui i giocatori rosanero hanno affrontato la partita. Una sconfitta che ricorda, in tutto e per tutto, quelle rimediate a Catanzaro e Castellammare: avversari, pur inferiori sulla carta, più determinati a vincere e premiati dallo score finale.

Le cause principali della sconfitta sono molteplici: l’atteggiamento sbagliato della squadra, lo scarso impatto di alcuni giocatori finora abituati a prestazioni di altro livello, e l’ostinazione di mister Filippo Inzaghi nel muoversi tra due schemi rigidi — 3-4-2-1 e 3-5-2 — oggi inefficaci. Il Pescara, dal centrocampo in su, appariva sempre in superiorità numerica e pericoloso, conquistando sistematicamente le seconde palle e dando l’impressione di essere più concentrato e determinato.

Sono diverse le ragioni di questa inattesa e cocente sconfitta, e devono essere analizzate rapidamente: mercoledì sera si tornerà in campo per il turno infrasettimanale di Serie B, con il Palermo atteso al Barbera dal Mantova, altra squadra affamata di punti salvezza.

Per il Palermo è vietato sbagliare: se vuole ancora inseguire la promozione diretta, qualsiasi altro risultato diverso dalla vittoria, per la squadra rosanero, equivarrebbe a una resa — non matematica, ma fattuale — rispetto all’obiettivo più ambizioso: l’accesso alla massima serie senza passare per i playoff.

Roberto Rizzuto

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