“Mai visto nulla di simile”: Pohjanpalo celebra i tifosi del Palermo sui media finlandesi

Pubblicato il 23 aprile 2026 alle ore 20:28

Il centravanti rosanero Joel Pohjanpalo è il protagonista del documentario “Suomalais­tähdet Palermossa (Päivä ammattilaisena K1 J4)”, ovvero “Le stelle finlandesi a Palermo (Un giorno da professionista, Stagione 1, Episodio 4)”, realizzato da Ilari Mettälä e dalla Federazione finlandese; un video di quasi un’ora che accompagna gli spettatori in una giornata vissuta tra il Barbera, la città e la vita privata del nazionale finlandese.

Nel video emerge il legame di Pohjanpalo con la città: cori, maglie con il suo nome e tifosi in attesa di una foto. “Il calcio è una cosa enorme per i palermitani e, da centravanti, è naturale essere sempre al centro dell’attenzione”, racconta Joel.

“Stagione buona, ma non ancora perfetta”
L’ex Venezia e Bayer Leverkusen fa un bilancio della sua annata: 23 gol e vetta della classifica marcatori, ma senza trionfalismi.
“Personalmente sta andando bene, ma per me 20 gol sono il minimo. Se ne faccio ancora qualcuno e saliamo di categoria, allora potrò dire che è stata una stagione perfetta”.
Il rammarico riguarda la classifica del Palermo: “Dovremmo essere un po’ più in alto. Siamo quarti e abbiamo perso punti inutili in autunno. Però quest’anno il livello in alto è il più equilibrato che abbia mai visto”.

“I tifosi del Palermo? Mai visto niente del genere”
Il documentario mostra l’atmosfera del Barbera, con oltre 27mila spettatori contro l’Avellino. Pohjanpalo non ha dubbi: “Anche chi ha visto Anfield e gli stadi tedeschi dice di non aver mai visto nulla di simile. E aggiunge: “Quando torniamo dalle trasferte, li troviamo allo stadio con i fumogeni ad aspettarci. Ti danno una spinta enorme, ma senti anche la pressione di dover giocare bene”.

“Un attaccante deve fare gol. Punto”
Tra i passaggi più netti del documentario c’è la sua idea del ruolo del centravanti.
“Alla fine per un attaccante è tutto molto semplice: devi segnare. Se fai gol, ti perdonano tanto”.
Poi l’aneddoto su Haaland e il Manchester City: “Mi hanno raccontato che Raiola prese un foglio e divise i giocatori in due categorie: quelli che segnano e quelli che non segnano. Tu quale vuoi?”.
E una critica ai giovani attaccanti troppo “moderni”: “Mi fa male sentire un attaccante dire che vuole imparare a difendere meglio. La priorità deve essere fare gol ed essere pericoloso in area”.

“Non mi definisco un calciatore fuori dal campo”
Joel si racconta anche fuori dal campo, con un approccio più personale.
“Fuori dal campo non mi identifico come calciatore. Il calcio è il mio lavoro e lo lascio in campo”.
Oggi la priorità è la famiglia: “Sono un padre, mi piace vedere crescere i miei figli. Senza equilibrio mentale fuori dal campo, la testa si blocca in fretta dentro al campo”.

Il consiglio ai giovani: “Ignorate il rumore”
Un messaggio diretto ai ragazzi che sognano il professionismo: “Non ascoltate troppo quello che dicono gli altri. A 14 o 15 anni non conta nulla. Conta solo continuare a migliorare ogni giorno”.
E chiude: “Bisogna lavorare più di chiunque altro. È una frase fatta, ma è vera”.

Redazione

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